Atlas Concorde per Emergency in Uganda

Quando Gino Strada ha affidato a Renzo Piano il progetto dell'ospedale Emergency di Entebbe, in Uganda, gli ha chiesto di realizzare uno spazio pubblico “scandalosamente bello”. Per la costruzione di quest’opera sono stati utilizzati materiali naturali e accurati in base alla circostanza, senza tralasciare la tecnologia necessaria in contesti del genere. La scelta di utilizzare il gres porcellanato di Atlas Concorde per gli interni dell’ospedale si lega a questa linea, con un’attenzione particolare all’igiene e alla sostenibilità.
Ph Marcello Bonfanti2

Uno spazio pubblico scandalosamente bello

Immaginare e realizzare uno spazio pubblico significa dar vita a un luogo che migliori la vita di una comunità intera. Farlo in Africa implica riflessioni e approcci che portano committenti e artefici a misurarsi con questioni vaste come la propria coscienza. Un esempio in tal senso è certamente costituito dal centro di chirurgia pediatrica costruito a Entebbe, in Uganda, su progetto di Renzo Piano per Emergency. Il tutto è accaduto in seguito all’incontro fecondo tra l’architetto genovese e Gino Strada, che gli aveva chiesto di realizzare per la sua organizzazione un ospedale “scandalosamente bello”.
La questione è meno banale di quanto possa sembrare a un primo sguardo. Un certo atteggiamento tra paternalistico e colonialista, in effetti, porta alcuni a ritenere che in fondo qualunque opera realizzata  in Africa vada bene già di per sé, per il fatto di essere portata in un posto dove prima semplicemente non c’era. Al contrario, l’intenzione di Gino Strada e Renzo Piano mostra come il rigore etico possa – e debba – tradursi anche sul piano estetico, oltre che su quello dell’impegno civile. La forma più alta di rispetto individuata nella realizzazione di un ospedale pediatrico in Uganda – un posto dove metà della popolazione ha meno di 15 anni, ma i chirurghi pediatrici sono cinque in tutto il paese – per Gino Strada si è infatti definita nella  richiesta rivolta a Renzo Piano di realizzare un ospedale che prima di tutto fosse “bello”.

 

Ph Marcello Bonfanti5
Ph Marcello Bonfanti11
Ph Marcello Bonfanti9
Ph Marcello Bonfanti26
Per Gino Strada, insomma, il modo giusto di aiutare l’Africa è “far lì quelle stesse cose che vorremmo essere fatte anche da noi, in  Italia”: nel caso specifico offrire cure gratuite ai bambini che ne hanno bisogno, in un luogo accogliente.

L’uso dei materiali naturali

Tra le mani di Renzo Piano la sfida si è declinata da un lato nella scelta di sviluppare soluzioni e risorse presenti in un contesto così particolare, dall’altro nell’effettiva ricerca di una bellezza funzionale quanto attuale. Il contesto geografico ha suggerito all’architetto di sfruttare quella che lui stesso chiama la legge della “dura necessità”: un’operazione con ciò che è effettivamente disponibile nel contesto del cantiere, così andare a sviluppare un approccio replicabile in altre situazioni analoghe. Più nello specifico, le  mura portanti dell’ospedale sono state realizzate con la stessa terra di scavo cavata per alloggiare le fondamenta dell’edificio, e sfruttare - con rinnovata dignità - l'antica tecnica della terra pisé. Un procedimento tradizionale che impiega una miscela di terra battuta, sabbia, ghiaia, leganti e acqua e che, senza richiedere una manodopera altamente specializzata, garantisce un’inerzia termica capace di mantenere costanti temperatura e umidità dell’edificio.
La resistenza meccanica della terra è stata in questo caso migliorata con l’uso del mix-design - un calcolo utile all’individuazione di una determinata composizione di polvere da muratura - per ottimizzare le prestazioni della terra decuplicandone i valori standard. Per raggiungere così quelli di un buon calcestruzzo. In poche parole, tecniche antiche rinnovate attraverso gli stessi materiali naturali locali, insieme al potere della tecnologia edilizia di innovazione.

Ph Marcello Bonfanti1
Ph Marcello Bonfanti7

Il progetto architettonico asseconda la natura circostante – siamo in una zona che digrada dolcemente verso le sponde del Lago Vittoria e lo stesso fa il perimetro dell’ospedale. I percorsi, nonché gli importanti spazi outdoor intorno, si estendono su dolci terrazzamenti, che assicurano una continuità spaziale tra interno ed esterno. Si tratta di un’osmosi centrale nel progetto in questione, dato che il costante dialogo con gli spazi verdi e gli alberi diventa, nelle intenzioni dello stesso Renzo Piano, una metafora esplicita del processo di guarigione dei piccoli degenti.

Il confronto con l’architettura di tradizione italiana

Se continuiamo a dare uno sguardo all’estetica complessiva dell’ospedale pediatrico di Entebbe, notiamo come questo progetto mostri in sezione un esplicito omaggio a un altro ospedale, stavolta milanese: l’Ospedale Maggiore di Ca’ Granda. Questo spazio pubblico è a sua volta basato sull’incontro ortogonale di vettori architettonici e sul fitto dialogo tra corsie lunghe e corti ampie. La realizzazione di una grande opera pubblica è sempre un manifesto di intenzione con cui la committenza intende trasmettere qualcosa alla comunità locale.
Anche nel quattrocentesco caso del principe Francesco Sforza, infatti, la scelta di Antonio Averulino detto Filarete, architetto toscano convocato a Milano su raccomandazione di Cosimo de’ Medici, testimonia la volontà di donare a Milano un edificio ideato secondo le più avanzate tecniche di costruzione, per le quali nel Rinascimento. 
Firenze era considerata il punto di riferimento assoluto. La pianta  dell’Ospedale Maggiore è quadrangolare, mentre l’ingresso principale – un po’ come avviene nel caso dell’ospedale pediatrico ugandese – immette in un vasto cortile centrale, detto Corte del Richini, che comunica con due cortili identici a destra e a sinistra. A Entebbe, similmente, gli spazi sono articolati in tre corpi di fabbrica paralleli, il più piccolo dei quali, a un solo livello, è destinato all’accoglienza. Mentre gli altri due, a due piani, corrono lungo i lati della corte centrale e alloggiano le sale operatorie e quelle di rianimazione. La corte centrale è un hortus conclusus con un grande albero, su cui affacciano corridoi e camere. C’è inoltre un’area gioco esterna e un giardino con 350 alberi: come detto il verde qui è un elemento importante per il recupero e la guarigione dei pazienti. Va di per sé che le scelte siano indirizzate alla sostenibilità.

La scelta dei materiali è stata collettiva

La sintesi operata da Renzo Piano per l’ospedale di Emergency ha portato così a far reagire sapienze locali e tradizione italiana. Tutte le scelte di materiali per edilizia sono state fatte insieme a chi ne avrebbe vissuto la quotidianità: sono infatti stati i medici dei vari dipartimenti a discutere con gli architetti per stabilire bisogni e priorità.
Altre scelte sono state dettate dal contesto: ha avuto un ruolo importante la decisione di non utilizzare il legno, soggetto agli attacchi di insetti e termiti, con la preferenza a materiali e componenti minerali e metallici. Una chiara firma di Renzo Piano è leggibile poi nel dialogo tra solidità e coerenza della struttura in terra pisé e leggerezza della copertura, costituita da un ombrello metallico che sostiene 3.000 metri quadri di pannelli solari, così da garantire la piena autonomia energetica dell’ospedale e anche un surplus per alimentare l’area circostante. Il dialogo tra terra e metallo fa pensare a un’altra opera di Renzo Piano, l’Auditorium Parco della Musica di Roma. Come in quel caso, per la copertura è stato scelto lo zinco-titanio: un materiale “splendido, che dura per sempre”.

VISTA AEREA

Secondo quanto affermato dallo stesso Piano infatti si tratta di un elemento nobile: “che appartiene alla storia dell’architettura e della città, come si può vedere nella vecchia Parigi, dove i tetti sono in lamiera zincata e gli operai addetti alla loro riparazione si chiamano, appunto, couvreurs. Poi è un materiale che invecchia a modo suo, come il rame e il piombo, insomma come tutti i materiali naturali.

Il gres porcellanato di Atlas Concorde: un ruolo fondamentale

Nell’affinamento delle soluzioni per realizzare l’ospedale “scandalosamente bello” – quasi un commiato dedicato da Renzo Piano nei mesi della scomparsa dell’amico Gino Strada – non potevano che essere centrali le finiture, che un po’ come successo per l’ideazione del disegno architettonico ci riportano ancora una volta in Italia. Centrale nel caso di un ospedale è naturalmente il tema dell’igiene e dei relativi materiali con cui restituirla e mantenerla nel tempo. Tra questi spicca la scelta delle collezioni effetto cemento di Atlas Concorde, utilizzate per i pavimenti e i rivestimenti dei corridoi e delle sale operatorie dell’ospedale. Il gres porcellanato è infatti per sua natura un materiale salubre, facile da pulire e che non richiede particolari operazioni di manutenzione. Resistente agli urti e all’usura, è totalmente ipoallergenico: privo di tossine e allergeni, e non rilascia VOC né formaldeide, ed è pertanto la soluzione ideale per ambienti a destinazione sanitaria. Un ruolo essenziale, quindi, quello di Atlas Concorde, che si unisce all’uso meticoloso di materiali, per uno spazio pubblico utile, funzionale e “scandalosamente bello”.

Ph Marcello Bonfanti25
Ph Marcello Bonfanti27

Lasciati ispirare